Arrivò in punta di piedi quasi all'improvviso, quando ormai il pensiero dell'inverno alle porte dava già un po' di tristezza, un po' di amarezza. Da sempre il freddo dell'inverno con le sue serate senza stelle, le sue giornate senza sole, le sue nuvole un po' grigie e un po' nere, facevano sprofondare il mio umore, mi davano un senso di oppressione. Ero preparato ad affrontarlo nel migliore dei modi, magari approfittando delle serate piovose e fredde per studiare un po' di più. Magari colmare quelle lacune naturalmente scolastiche, come le chiamavano i miei insegnanti, che mi portavo dietro da un po'. Ce l'avrei fatta di sicuro, mi sarei impegnato, avrei superato e poi avrei aspettato guardando la pioggia dalla finestra, di veder entrare un raggio di sole che mi facesse conservare il maglione, far volare un aquilone, veder correre il mondo dal mio balcone. Quell'inverno di tanti anni fa, cominciò così. Con un po' di vento fresco, quasi a segnalare il suo arrivo, ma si addolcì quasi subito, fu come si fosse già pentito. E quella volta una serie di cose belle si diedero appuntamento e si trovarono puntuali come mai. Non mi fecero colmare quelle famose lacune ma mi regalarono un bellissimo inverno. Un inverno colorato, un inverno esagerato, un inverno inaspettato.
Papà non perse un giorno di lavoro, l'influenza durò appena una mezza giornata. Cadde un po' di neve ma al momento giusto, non quando si andava a scuola e neanche quando si usciva da scuola. Quell'inverno si decise di passare fuori il Natale, a qualche centinaio di chilometri di distanza da casa. Se ne cominciò a parlare così tanto tempo prima che l'attesa rese ancora più bello quel viaggio, fu quasi un conto alla rovescia, pensare alle cose da portare, alle cose da preparare, alle cose da sistemare.
Ricordo come in un sogno la partenza, all'alba. Non avevo dimenticato nulla, cose pesanti, cose nuove, cose per l'occasione. Non staccai gli occhi dal finestrino, vidi passare un mare azzurro, un cielo pulito, un paesaggio ingiallito. Vidi passare montagne imbiancate, sperdute vallate, paesini vuoti e senza sogni, giornate senza impegni. I giorni volarono tra chiacchierate e passeggiate, in giro per luoghi belli, luoghi tranquilli, a veder chiese e dipinti di eroi e di santi. E poi a correre sotto la neve nel silenzio delle sere e dormire col fuoco acceso quando il buio intorno già era sceso. -Mandaci una cartolina- dissero gli amici che avevo conosciuto mentre ci salutavamo. -Non è possibile- risposi serio e poi aggiunsi - non posso mandarvi una cartolina, ve ne manderò mille- Ne spedii una ventina: 20 cartoline, 20 ricordi belli, 20 pensieri belli, 20 momenti stupendi. C'eravamo divertiti, c'eravamo riposati, c'eravamo affezionati.
(Scritta a dicembre 2002. Continua...)