Le recenti polemiche che hanno animato il dibattito parlamentare, in merito al richiamo infelice rivolto alla Premier Giorgia Meloni, rappresentano soltanto l'ultimo episodio di una tendenza ormai consolidata che merita una riflessione più profonda e meno contingente.
Al di là delle letture di parte, delle interpretazioni contrapposte e delle convenienze politiche del momento, ciò che dovrebbe realmente interrogare chiunque abbia a cuore la qualità della nostra democrazia è il progressivo impoverimento del linguaggio pubblico e, con esso, della cultura del confronto istituzionale.
Da amministratore e giovane sindaco (di Seclì, ndr), abituato a confrontarmi quotidianamente con difficoltà e speranze della comunità che ho l'onore di rappresentare, osservo con crescente inquietudine una politica nazionale che troppo spesso sembra smarrire il senso della propria missione più autentica.
Mentre i cittadini domandano reazioni concrete alle questioni che attraversano il nostro tempo (il lavoro, la coesione sociale, le opportunità per i giovani, la qualità dei servizi pubblici) il dibattito pubblico appare sempre più attratto dalla dimensione dello scontro verbale, della polemica estemporanea e della contrapposizione fine a sé stessa.
Le parole non costituiscono un semplice vettore della comunicazione pubblica: esse esprimono una visione della convivenza civile, delineano il profilo etico delle istituzioni e contribuiscono a formare la cultura democratica di una comunità.
Ogni espressione pronunciata da chi ricopre responsabilità pubbliche assume un valore che trascende il contingente, perché concorre a definire il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.
Quando il confronto politico si lascia dominare dalla provocazione, dall'allusione o dalla ricerca dell'effetto immediato, il rischio non è soltanto quello di svilire il dibattito parlamentare. Il rischio più profondo è quello di indebolire la credibilità stessa della politica, alimentando nei cittadini la percezione che il conflitto prevalga sul confronto e che la rappresentanza si riduca a una perenne competizione retorica.
Forse è arrivato il momento di recuperare una pedagogia delle istituzioni e di riconquistare il valore dell'esempio. Il giudizio dei cittadini, soprattutto dei più giovani, non riguarda soltanto le decisioni che la politica assume, ma anche le forme attraverso cui sceglie di confrontarsi. E quando il linguaggio si impoverisce, inevitabilmente si impoverisce anche la qualità della nostra democrazia.
Esprimo la mia vicinanza alla Presidente Giorgia Meloni e a chiunque — uomo, donna, minoranza, maggioranza — sia bersaglio di simili involuzioni del dibattito civile. Una solidarietà che si estende, in ultima istanza, a tutti i cittadini, vittime incolpevoli di questo decadimento della rappresentanza.
La Politica è finita 'in ginocchio'