Un selfie con San Pio

Caro Dino, vorrei condividere una mia riflessione in seguito ad una fugace ed “accaldata” visita a San Giovanni Rotondo. La chiesa inferiore che ospita le spoglie di San Pio da Pietralcina è priva di luce diretta, ha pianta semicircolare ed è completamente decorata da tessere di marmo e pietra policromi, con il soffitto completamente ricoperto in oro (donato dai fedeli nel corso degli anni). Alla cripta si giunge tramite un lungo corridoio anch’esso decorato a mosaico e, nell’insieme, sono 2000 mq di superficie musiva con rappresentazioni della vita di San Francesco, di San Pio e di Gesù.
Sembra di stare in un ambiente bizantineggiante, senza però “vivere” il tipico equilibrio, che dimensioni dell’apparato musivo e luce offrivano nell’arte Bizantina.
Il mio stupore difronte alla maestosità dei mosaici ed alla loro ricchezza d’oro è stato notevole. Tutto strideva con la regola di San Francesco, con la professione di povertà che immagino i cappuccini di San Giovanni Rotondo si sono dati. Certo, le vie dell’ignoranza sono infinite e quindi la mia riflessione sarà certamente suscettibile di essere biasimata da qualche dotto lettore.
Ma c’è un aspetto della mia visita in quel luogo sacro che mi ha lasciato basito: la miscellanea tra fedeli, devoti e fans. Al fianco di donne e uomini inginocchiati e ripiegati sul proprio dolore, protesi a chiedere grazia, c’era una folla di fotografi che giungevano al cospetto del Santo e ne immortalavano la salma esposta. E così, ad un flash s’alternava un segno della croce, a due mani accostate alla teca di vetro s’alternavano sorrisi in posa con lo sfondo del volto del Santo, tutto in favore di camera: “guarda come sei venuta bene”, si rivolge il marito alla consorte.
La fila scorreva a cadenza alternata, lenta o più fluida a seconda del tempo necessario per lasciare l’impronta del proprio dolore, una silenziosa richiesta, una preghiera fugace, un click, con e senza flash.
Tutta la vita del mondo scorreva davanti al volto di silicone di San Pio. Anche quella di una signora che, selfie stick in mano e spalle al piccolo altare posto davanti alla teca, nel mezzo della navata si è posta in posa per un classico: un selfie con San Pio. Mancava nella galleria degli orrori. Ne avrà fatti una decina, da tutte le angolazioni ed ogni volta la mano scivolava sui capelli lunghi e neri, accompagnati sulla spalla, su un lato, poi l’altro.
Non ho resisto al rispetto per il luogo, caro Dino, ed ho peccato: ecco la foto.
A San Giovanni Rotondo una domanda mi ha assalito: dove termina Maria de Filippi ed inizia Papa Francesco?
Confido nei posteri, per l’ardua sentenza.

 

Lunedì, 4 Luglio, 2016 - 00:06