A Sandra

È il momento peggiore per scrivere una lettera del genere, o forse il migliore, dipende dal significato che le si vuole attribuire. Scrivo a La Sandra, dopo aver ascoltato il suo comizio elettorale, l'ultimo tenutosi in Piazza Alighieri nel giorno della Festa della Repubblica.
Scrivo perchè riconosco nei suoi interventi un valore aggiunto che difficilmente si incontra o si ascolta in altre voci dell'agone politico galatinese. Credo perciò, in maniera oggettiva, le si possa
attribuire una capacità politica che pochi possiedono e che ne ha caratterizzato così tanto il percorso. Un percorso fatto di diversi successi, tutti quanti riconosciuti. Un mix di intelligenza,
caparbietà, pragmatismo.
Ecco perchè ascoltando attentamente il suo intervento incentrato sul concetto di Verità, contro una politica della semplificazione o della idealizzazione, pur condividendo gran parte dei punti toccati in un “politichese stretto e poco esplicito”, ho un sussulto appena sento pronunciare nella parte finale “votare Carrozzini, non significa votare Antonica”, come se le due figure politiche fossero autonome e indipendenti.
Mi si chiede di crederci, ho onestamente difficoltà a farlo, così proprio per quella voglia di Onestà Intellettuale così fortemente evocata e richiesta nel suo intervento, decido di scriverle.
Non credo che la scelta della Candidato Sindaco, di cui tutti apprezziamo il coraggio e la determinazione, meno la preparazione in campo politico, sia stata la migliore scelta possibile.
Mi si risponderà che non si poteva fare altrimenti, in uno scenario dettato da personalismi e lotte intestine, così drammaticamente frammentato. Così arrivo perfino a capire la scelta sofferta di non isolarsi,  scegliendo una candidata esterna, vergine politicamente, necessaria per mettere tutti d'accordo.
Poi però, non riesco ad andare oltre, non riesco ad appassionarmi, a seguire i comizi, ad avere forti motivazioni, a ritornare a crederci, a non alimentare il partito del Non Voto o della rassegnazione
per una fotografia della politica galatinese così grigia e sbiadita.
Perchè, in cuor mio, aspettavo una Scelta politica diversa. Ma una scelta diversa, e questa la domanda che pongo alla vicesegretaria regionale, la si costruisce in otto mesi di incontri? Non deve
partire da un lasso di tempo più lungo, più progettuale, più lungimirante? Non deve precludere un “seminare” e poi un“raccogliere”?
A cosa serve, servirebbe un partito se non ad occuparsi di questa fase? E' esagerato pretendere un minimo di autocritica sulla gestione di un luogo, quello di Piazzetta Toma, lontanissimo da un progetto comune, inclusivo, evitando il ripetitivo e sfiancante autoreferenzialismo per cui si sta logorando l'unica parvenza politica rimasta in città?
Perchè si persevera nella linea del Non investire nel futuro, in una nuova classe dirigente magari iniziando a delegare, anziché ridursi a gesti corali poco credibili solo nei momenti di campagna
elettorale?
Anche qui mi si risponderà che la gente è stufa della politica, che è lontana, che i partiti non sono più le palestre formative di una volta. Forse è la verità o forse quella stessa gente è stanca
della solita, perenne gestione o delle stesse stesse logiche che la attraversano e la animano?
E se la mia analisi è sbagliata e ingenua, perchè non tiene conto delle dinamiche interne che risulteranno sicuramente più complesse rispetto ad una visione esterna, qual è la mia, mi augurerei una
proposta, un'alternativa, “qualcosa di sinistra”, o solo “qualcosa”.(cito anch'io.)
Un momento di riflessione, magari condiviso. Questo mi piacerebbe chiedere dopo l'undici e dopo, forse, il venticinque giugno. E lo chiedo alla persona che, a mio avviso, è la più capace di raccogliere
questo mio sfogo, o questa mia provocazione, proprio perchè è una donna che accetta le sfide e che riesce a intuire il momento particolare in cui si trova Galatina, la necessità di mettersi in gioco,
come ha sempre fatto, tentando di proporre un percorso diverso, dettato da tempi nuovi e moderni.
Io lo aspetto, ma in fondo, ne sono sicura, non sono l'unica.

Un'elettrice
Paola Volante

Domenica, 4 Giugno, 2017 - 00:08

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