'La notte della Taranta' fa tappa a Sogliano

A Sogliano Cavour, il 7 agosto va in scena il secondo progetto speciale del festival itinerante “La Notte della Taranta” 2015: BandAdriatica con Tukrè. L’ensemble guidato da Claudio Prima, organettista salentino, è un incontro di culture e provenienze sotto il segno del Mar Adriatico. I musicisti si imbarcano su Idea 2, un veliero che li conduce nei porti dell’Adriatico dove la banda incontra importanti esponenti della musica tradizionale, con i quali compone le musiche che diventano le basi di un nuovo repertorio adriatico. In questo progetto speciale  BandAdriatica prosegue  una serie di incontri di ricerca sulle musiche di confine, ospitando il progetto Tukrè. La musica adriatica incontra il Centro Africa rappresentato da Meissa Ndiaje (Senegal) e Somie Murigu (Kenia). Nel progetto Tukrè i due musicisti ospiti dialogano con Claudio Prima, Giuseppe Spedicato, Morris Pellizzari, Emanuele Coluccia e Marco Puzzello nella ricerca di suggestioni comuni alle geografie di provenienza. Tukrè è il nome di una delle principali etnie dell’Africa centrale nota anche come Toucouleur, contrazione francese che significa “di tutti i colori”. In questo progetto, infatti, la tradizione africana incontra le sonorità occidentali in un repertorio totalmente inedito. I testi, scritti prevalentemente in dialetto salentino, raccontano di una serie di legami possibili fra due culture apparentemente lontane fra loro, ma che molto spesso oggi, per scelta o per necessità, si trovano a convivere. Al progetto speciale è affidata la chiusura della tappa.
Non solo Africa nella tappa di Sogliano, la musica tradizionale chiama il Giappone e il taiko, (imponenti percussioni giapponesi) risponde. La marzialità con cui vengono percosse le pelli dei tamburi entra in contrasto con l’eleganza con cui vengono suonate le pelli dei tamburelli pugliesi. Filo conduttore del progetto  sono la magia e la potenza dei ritmi delle due culture rappresentate sul palco dell’itinerante. Uno spettacolo raffinato e coadiuvato da illustrazioni create apposta dall’artista Luigia Bressan e video prodotti dal regista Enrico Romita. Puglia Taiko nasce dalla collaborazione tra “Sciamaballà” e “Quelli del Taiko”. Spazio anche alla tradizione pura con Fabbrica Folk, gruppo che propone una rielaborazione influenzata dal patrimonio tradizionale dell'Italia meridionale che si mescola ad un sound ricco di prog-folk, ambient rock ed etno-fusion. Attraverso l'utilizzo di strumenti moderni e della tradizione, Fabbrica Folk cerca di liberare i brani già editi dagli stereotipi della tradizione salentina, favorendo una ricerca sperimentale senza vincolo alcuno.

FABBRICA FOLK

Il gruppo Fabbrica Folk nasce dall'ispirazione di musicisti provenienti da universi stilistici ed espressivi variegati ma tutti con una sola esigenza: scandagliare le radici della tradizione salentina per carpirne le sfumature e i linguaggi strumentali che fanno della musica un “non luogo” geografico. Prende così vita una rielaborazione influenzata dal patrimonio tradizionale dell'Italia meridionale che si mescola ad un sound ricco di prog-folk, ambient rock ed etno-fusion. Attraverso l'utilizzo di strumenti moderni e della tradizione, Fabbrica Folk cerca di liberare i brani già editi dagli stereotipi della tradizione salentina, ponendosi al servizio di una ricerca sperimentale senza vincolo alcuno.

MASHA VALENTINO& SCIAMABALLÀ

Sciamaballà: Sciamaballà nasce nel 2001 da un'idea del poliedrico Raffaele Tammorra, che ne cura il repertorio e gli arrangiamenti. Dopo una ormai decennale attività live, nel 2011  esce il primo disco del complesso, con l'etichetta italiana Stranamente Music. L'album di debutto è un "Live", nel quale gli Sciamaballà raccolgono quelli che sono i brani più rappresentativi del loro repertorio tradizionale in cui le sonorità degli strumenti tipici della propria terra d'origine, la Puglia, si mescolano intimamente a sonorità di sapore World music, in un sound irresistibile e travolgente.

Quelli del Taiko: Le percussioni giapponesi, chiamate Taiko, sono state utilizzate come strumenti per la musica popolare e religiosa fino agli inizi del ‘900.
Lo spettatore rimane affascinato e colpito non solo dall’intensità del suono del taiko ma anche dall’energia e dal dinamismo dei suonatori. Suonare il taiko infatti richiede anche un grande allenamento fisico e tecnico. Non è soltanto percuotere la pelle del tamburo con robuste bacchette di legno, ma è soprattutto esprimere la musicalità giapponese con precisione dei gesti e del ritmo, muovendosi all’unisono con i compagni. Nello studio del taiko si impara a migliorare sé stessi per il gruppo. È importante capire che ogni membro è di complemento e di sostegno agli altri, si impara ad ascoltare e a leggere le intenzioni nel cuore del compagno.


BANDADRIATICA CON  TUKRÈ

La musica della BandAdriatica è figlia del mare. Concepita nelle notti buie di calma piatta o nei giorni di sole cocente. Sul ponte di una nave che è stata magicamente il luogo d’incontro di culture e musiche diverse. Un viaggio, una scommessa diventano un progetto di musica e di vita che accomuna musicisti e navigatori che decidono di imbarcarsi insieme e di cercare un nuovo linguaggio comune, quasi che le lingue natìe non fossero state fino a quel momento sufficienti per comprendersi fino in fondo. BandAdriatica ha pubblicato di recente il cd dal titolo Babilonia. Quarto lavoro discografico per l'ensemble di origine salentina che negli ultimi anni ha centrato la sua ricerca sulle origini delle musiche del Mare Adriatico e che in questo cd si spinge fino alla Turchia, al Libano e all'Armenia. La Bandadriatica veleggia ad Oriente per individuare i tratti comuni delle diverse tradizioni e, come di consueto, per riscrivere la musica tradizionale, con numerosi brani inediti nei testi e nelle musiche, filtrando il tessuto creato dai fili delle diverse tradizioni incontrate e ritradotte con la propria sensibilità. Babilonia è incontro di culture, sfida della comunicazione. L'Adriatico è da sempre una Babilonia di lingue e culture e la BandAdriatica ha percorso le rotte dell'incomunicabilità per ritrovare tradizioni che comunicano fra loro grazie a fonemi ancestrali. Questa volta la navigazione tocca gli estremi lembi del Mediterraneo: l'incontro con i musicisti libanesi, turchi, armeni (Rony Barrak, Burhan Ocal, Nure Dlovani, Deniz Koseoglu) ha confermato l'opportunità concreta di un dialogo fra culture diverse, provenienti da regioni del mondo che hanno in comune tradizioni e ritualità. Nel cd confluiscono generi e lingue diverse, armonizzati dal desiderio di superamento del concetto di confine geografico e musicale.

Giovedì, 6 Agosto, 2015 - 00:03