"Amare il prossimo come se stessi può realmente considerarsi un atto sovversivo?"

L’amore è un richiamo alla vita, un imperativo, un comandamento ed è una legge interiore alla quale non ci si può sottrarre. Una legge che governa ogni singola cosa di questo universo perché l’amore “move il sole e l’altre stelle”, l’amore è adempimento e compimento ma nulla può compiersi se quell’amore non diviene azione, se non si trasforma in dono per l’altro.
“Amerai il prossimo tuo come te stesso” recita il comandamento dell’amore, il più grande dei comandamenti e amare il prossimo come un fratello, un amico, un figlio; è quello che queste parole ci esortano a fare ed è anche quello che la storia e gli eventi del nostro tempo adesso ci chiedono di fare.
Amare e accogliere il prossimo chiunque esso sia perché non importa da dove venga, ma importa quanta strada ha dovuto percorrere e quanta fatica, quanto sudore, quanto sangue, quante lacrime, quanta sofferenza, quanta speranza e quanto desiderio di vita ci siano stati per ogni singola partenza e per ogni singolo viaggio e per ogni singola destinazione.
L’istinto di sopravvivenza e la sete di vita è ciò che anima un uomo e lo spinge a intraprendere un viaggio verso la morte forse, per tentare di vivere. È lo stesso istinto che ha animato Tesfalidet Tesfom, ribattezzato come Segen, morto all’età di ventidue anni.
“Guardo a te come a un fratello, quando è che mi aiuterai? Perché non ti interessi a me, non sono tuo fratello?” alcuni versi di una sua poesia recitano queste parole, “non sono tuo fratello?” forse sarebbero state le stesse parole che anche Abele avrebbe pronunciato all’orecchio di Caino mentre veniva da lui ucciso.
Caino infranse la legge suprema, ruppe il comandamento perché non seppe riconoscere nel prossimo suo fratello. Siamo accecati dai pregiudizi e dalle menzogne, preferiamo credere a delle falsità costruite ad arte piuttosto che vedere chiaramente la realtà. Così facendo nel prossimo non vediamo un fratello o un amico bensì un nemico, qualcuno che non è il benvenuto.
La domanda di Tesfalidet però alla fine è stata ascoltata e ha ricevuto risposta attraverso l’opera e tutti gli sforzi di un uomo che ha creduto nel prossimo, che ha reso una realtà come quella dell’accoglienza possibile mentre altri si prodigavano per renderla impossibile. Quell’uomo è Domenico Lucano, il cui unico reato è stato quello di accogliere e aver cura del prossimo e per questo giudicato colpevole. L’umanità però non è un reato, la fratellanza non è un reato o un atto sovversivo o un attentato alla costituzione. Un uomo non può pagare per essersi adoperato per una giusta causa, non si tratta del “buonismo” di una persona che vorrebbe “riempire l’Italia di immigrati” ma semplicemente di un uomo che è stato in grado di rendere l’accoglienza una realtà possibile, senza la necessità di trincerarsi dietro a falsi e patetici pretesti.
“Chi ama il suo simile ha adempiuto la legge” ed è quello che Domenico Lucano ha fatto mettendosi al servizio del prossimo, una legge che va oltre quelle istituite dagli uomini. Nella tragedia greca di Antigone, Sofocle porta alla luce il conflitto tra autorità e potere, il contrasto tra Antigone e Creonte fa riferimento alla disputa tra leggi divine e leggi umane e Antigone fa valere le sue ragioni sostenendo che un decreto umano non può non rispettare una legge divina. “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. (…) Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri” sono le parole contenute nel Vangelo di Giovanni e che si possono tradurre nella dichiarazione universale dei diritti umani “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”
Domenico Lucano non ha fatto altro che “agire in spirito di fratellanza”, dunque amare il prossimo come se stessi può realmente considerarsi un atto sovversivo?

Mercoledì, 10 Ottobre, 2018 - 00:07

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