Il mondo è bello a prescindere! E' bello se fa caldo, è bello se fa freddo, bello quando nevica, quando c'è il sole oppure quando piove e hai dimenticato l'ombrello a volte a casa, a volte nel bar o nell'ufficio dove ti sei fermato cinque minuti prima che cominciasse a piovere.
Ma forse è meglio così, si sarebbe rovesciato appena svoltato l'angolo e avresti perso la battaglia per cercare di sistemarlo, di metterlo controvento, sino a buttarlo via lontano per la rabbia. Che altro puoi fare,? Cerchi riparo sotto un balcone, dentro un portone oppure sotto i portici del centro. E stai insieme a persone che non conosci e che condividono lo stesso tuo problema: una pioggia scrosciante e incessante.
Qualcuno se la prende con la moglie che al mattino, guardando il cielo dalla finestra della cucina, avrebbe detto sicura: “no, non piove” e aveva tranquillizzato tutti.
E intanto stai lì a osservare l'acqua che scorre veloce nei rigagnoli, a osservare qualche pozzanghera che si riempie, qualche foglia che si stacca dagli alberi e rotola nell'acqua. E tu la segui con lo sguardo sino a quando scompare. Sei lì da un'ora sotto i portici del centro ad aspettare che spiova, ad aspettare che il sole, come scrissi nel finale di un mio tema in quinta elementare, “facesse capolino”.
E poi magari, ammirare “tutti i colori dell'arcobaleno che abbracciano il mondo” come scrissi più avanti nello stesso tema.
Di solito a quest'ora eri già a casa, a guardare la TV ed oggi sei come sulla riva di un lago e il temporale non accenna a calmarsi mentre, come scrissi nello stesso tema: “lampi e tuoni squarciano il cielo”.
Ormai sei lì, non hai più nessuna fretta di ricominciare a correre, c'è un bar poco distante, in fondo ai portici, non eri mai entrato. Entri e prendi un caffè mentre fuori vien giù il mondo.
Sbuffi un po' ma poi il “tempo” si siede nel bar accanto a te e comincia a raccontarti e mentre ti racconta la pioggia inizia a smettere di cadere.
Resti là, non hai più nessuna fretta di ricominciare a correre. Intanto il sole fa capolino, l'arcobaleno si staglia in lontananza e ti accorgi che è uguale al disegno che aveva accompagnato il tuo tema.
Ricomincia il suono dei clacson delle auto che passano velocemente non curandosi dei passanti. Va tutto bene, resta anche il tempo di fare qualcosa ma non hai più nessuna voglia, la farai dopo, domani o anche dopodomani.
Hai capito una cosa: quella pioggia ti ha restituito a te stesso e nella pioggia hai ritrovato te stesso, lontano da tutte le cose che credevi essenziali.
Non hai più fretta, intorno un profumo di terra bagnata che sale dalle campagne vicine e un profumo di piante che quasi non riconosci più. Sembra tutto più bello, più pulito, più romantico e non cambi idea neanche quando da una grondaia viene giù all'improvviso una cascata d'acqua che ti inzuppa giacca e cappello. Non ci fai più neanche caso, non ci pensi, hai ancora nelle orecchie la musica della pioggia che batte sui vetri.
Passi il pomeriggio a cercare dentro scatoloni che non toccavi da secoli quel “tema” che avevi svolto in quinta elementare, non è possibile è passato troppo tempo, chissà dove sarà o se ancora ci sarà.
Ricordi l'arcobaleno della mattina, era uguale, era come una foto dell'arcobaleno che avevi disegnato, con tutti i colori che allora avevi nell'astuccio che si inseguivano, si sovrapponevano e entravano negli altri colori vicini. Ed ora è tornato il sereno, il cielo è già stracarico di stelle che stenta a reggerle tutte, domani ci sarà il sole. Peccato!
"Ma poi il “tempo” si siede nel bar accanto a te"