La Città di Galatina si è aggiudicato “Preti e briganti”, un quadro di Gioacchino Toma (1836 - 1891) delle dimensioni di 78,5 × 105,5 cm (Olio su tela).
Al preannuncio dei giorni scorsi, nella serata del 18 giugno 2026, è seguita l'ufficialità dell'acquisto dell'opera in un asta online della Casa d’aste Wannenes – Art Auctions S.r.l. di Genova al prezzo di 10500 euro a cui vanno aggiunti 2150 euro di diritti d'asta e oneri accessori.
In una sala 'Ottorino Specchia' gremita, il Sindaco, Fabio Vergine, ha dato con una certa emozione la notizia che è sembrata a tutti una “degna celebrazione in occasione dei 190 anni dalla nascita dell'artista galatinese".
Il quadro nei prossimi giorni raggiungerà Ascoli Piceno per essere preso in carico da Giuseppe Di Girolami dell'Università di Camerino che lo controllerà e stabilirà se necessita di qualche intervento di restauro.
La vicesindaca Maria Grazia Anselmi ha raccontato i particolari dell'operazione di acquisto che si è conclusa felicemente e soprattutto con una velocità inusuale in un ente pubblico. Mancavano cinque giorni alla chiusura dell'asta quando Massimo Galiotta, (nato a Galatina) uno dei massimi esperti della produzione pittorica di Gioacchino Toma, ha avvertito Silvia Cipolla, operatrice del Museo Cavoti, dell'opportunità dell'acquisto.
La delibera di Giunta è stata perfezionata il 27 maggio 2026 e ad essa sono seguite due determine per mettere a disposizione i fondi e poi pagare materialmente la casa d'aste dopo l'aggiudicazione.
“Ho visto sempre Galatina come una sorta di casa mia” – confida Massimo Galliotta mentre si accinge ad illustrare, con dovizia di particolari, perché il quadro debba ritenersi autentico, e lo fa attraverso una ricostruzione storica e stilistica che tiene i presenti con il fiato sospeso.
A partire dal titolo “Visita del Vescovo ai carcerati” che, in realtà, era “Preti e briganti”, Galiotta confronta il quadro con 'Roma o morte' della raccolta del Comune di Lecce (in deposito al MUST) e l''Obolo di San Pietro' del Museo Capodimonte di Napoli evidenziandone le somiglianze stilistiche e compositive. Fa osservazioni sulle uniformi dei soldati rappresentati nell'opera e fa notare la quasi perfetta corrispondenza del copricapo di un garibaldino nei due quadri. Arriva ad ipotizzare che alcuni soggetti rappresentati siano proprio gli stessi.
"La presenza dell'opera in una mostra a Palermo nel 1864 -spiega- è stata documentata da cataloghi originali e articoli di giornale d’epoca, e poi dalle monografie dedicate a Toma del 1933 e 1934, ma poi non se ne è saputo più nulla fino a quest'anno, quando è uscita da una collezione privata per essere battuta all'asta."
Galiotta conclude la sua interessante ed entusiasmante conferenza con l'auspicio che prima della targa “Città del pasticciotto”, all'ingresso di Galatina, ci sia quella "Città di Gioacchino Toma".
La presentazione del quadro fatta dalla Casa d’aste Wannenes – Art Auctions S.r.l.
L'eccellente dipinto raffigura una scena ambientata in un grande interno, probabilmente un edificio istituzionale o un palazzo adattato a luogo di rifugio. La composizione è costruita su una forte articolazione spaziale e narrativa, in cui l'ingresso del vescovo (il riferimento è al titolo precedente del quadro: 'Visita del Vescovo ai carcerati',ndr), accompagnato da due sacerdoti, segna il momento centrale dell'azione.
Sulla soglia, il vescovo compie un gesto di immediata valenza simbolica, poggiando la mano sulla spalla di un uomo che tiene il cappello in mano: un atto che unisce benedizione, riconoscimento e mediazione morale.
All'interno della stanza si sviluppa la vita del gruppo, composto da uomini identificabili come patrioti o combattenti, verosimilmente garibaldini, collocati in una condizione sospesa tra prigionia, attesa e organizzazione clandestina. Alcuni sono seduti direttamente sulla paglia che ricopre il pavimento, segno della precarietà della loro condizione; due figure, poste a un tavolo, sono intente alla lettura di documenti di natura politica o militare; un altro uomo è disteso a riposo, a sottolineare il carattere quotidiano e umano della scena.
Tra i presenti si distingue anche una figura femminile, che osserva con stupore e partecipazione emotiva l'arrivo del vescovo.
A rafforzare la dimensione militare del contesto contribuisce la presenza di fucili appoggiati al muro, elemento che conferma l'atmosfera di tensione sottesa alla scena.
L'opera costruisce così un complesso intreccio tra dimensione religiosa, politica e umana: il vescovo rappresenta l'autorità spirituale e conciliatrice, mentre i patrioti incarnano il mondo risorgimentale, sospeso tra ideali, azione e repressione.
La composizione, attentamente organizzata e sostenuta da una luce morbida e diffusa, rivela l'eccellente qualità pittorica di Gioacchino Toma, la cui arte si distingue per l'intensa attenzione alla psicologia dei personaggi e per la capacità di trasformare episodi storici in narrazioni cariche di significato umano ed etico.
Il dipinto, pubblicato già nel 1934, fu successivamente disperso e a lungo non localizzato, fino alla recente riscoperta che ne ha restituito l'importanza all'interno del corpus dell'artista.
Nato a Gaeta (in realtà è nato a Galatina il 24 gennaio 1936 e morto a Napoli il 12 gennaio 1891, ndr), Toma rimase presto orfano e visse un'infanzia difficile, esperienza che influenzò profondamente la sua sensibilità artistica. Si formò a Napoli nell'ambito della pittura storica e di genere e partecipò anche ai moti risorgimentali, venendo imprigionato per motivi politici, vicenda che lasciò un segno duraturo nella sua produzione.
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