Non ti conoscevo, ma è bastato il tuo “posso portare via?” una sera in pizzeria per inquadrare subito la tua gentilezza.
Mi avevano colpito la tua discrezione, il tuo tono pacato, il tuo sorriso. Non avevi detto niente di particolare, in fondo c’era solo un tavolo da sparecchiare, ma in qualche modo mi hai trasmesso una bella sensazione.
A quella sensazione ho fatto appello apprendendo la notizia della tua tragedia, Christian.
Erano le tre di una notte che già si spingeva verso il giorno che iniziava. Chi si è trovato sul luogo dell’incidente pochi minuti dopo l’accaduto mi ha scritto immediatamente, nel trauma di trovarsi davanti a una scena che non lasciava dubbi sulla gravità della situazione.
Quando si è avuta la conferma della tua scomparsa, la notte è diventata ancora più fonda e il nuovo giorno non ha avuto più sole, di certo non per la tua famiglia.
Mi dicono che il dolore per un distacco drammatico non è purtroppo sconosciuto ai tuoi cari. Ho pensato allora a quel “portare via”, a tutte le volte che la vita ce lo fa declinare in mille modi diversi, in alcuni casi troppo cruenti.
Chiamiamolo destino, pensiamo alla sfortuna, ma chi ha cristallizzato i tuoi 23 anni per sempre in questo 20 agosto 2026 ha portato via un ragazzo che aveva ancora troppa strada da fare per farci accettare questa sentenza, una strada fatta di moda, bellezza, Milano, futuro.
Quante persone, quanti amici oggi piangono per te.
Interi paesi come Neviano e Aradeo sono in lutto, oltre a quella Galatina in cui la tua famiglia è molto conosciuta e che si stringe costernata a tua madre Stefania e a suo marito Alessandro, alle tue sorelle Carola e Giulia, a tuo padre Luigi e alla sua compagna Serena e a tutti coloro che oggi sono più soli senza di te.
Ma voglio tornare su quel “portare via”. È vero, un attimo può portare via anche ciò che proprio non ci aspettiamo. Eppure ci sono delle immagini, delle voci, dei sentimenti che non si staccano mai da noi.
Ci sono emozioni che rimangono tatuate sulla pelle e incise nel cuore. Niente può portarle via, neanche la crudeltà della morte. È una blanda consolazione quando si è dilaniati da un distacco assurdo, ma è una certezza che ci permette di sopravvivere e di continuare ciò che chi non c’è più non può proseguire.
Ora bisogna prolungare nel tempo l’affabilità e il garbo che ti hanno contraddistinto, caro Christian.
Sì, ora ti rispondo, puoi portare via.
Porta via, se ti è possibile, la tristezza di questi giorni cupi.
"Ciao Christian, porta via la tristezza e lasciaci il tuo garbo"